La Sezione Lavoro della Cassazione Civile con sentenza 12725/2013 tratta il tema del mobbing sul posto di lavoro che deve essere argomentato e corredato da prove e dall'elemento soggettivo.

"Nella disciplina del rapporto di lavoro, ove numerose disposizioni assicurano una tutela rafforzata alla persona del lavoratore con il riconoscimento di diritti oggetto di tutela costituzionale, il datore di lavoro non solo è contrattualmente obbligato a prestare una particolare protezione rivolta ad assicurare l'integrità fisica e psichica del lavoratore dipendente (ai sensi dell'art. 2087 cod. civ.), ma deve altresì rispettare il generale obbligo di neminem laedere e non deve tenere comportamenti che possano cagionare danni di natura non patrimoniale, configurabili ogni qual volta la condotta illecita del datore di lavoro abbia violato, in modo grave, i suddetti diritti".


La sentenza impugnata e depositata il 27 marzo 2008 respinge l'appello di un uomo che intendeva ottenere dalla SIRAM S.p.a. per cui lavorava il pagamento di: 1) una giusta remunerazione per i maggiori incarichi svolti con mansioni superiori rispetto a quelle dell'assunzione; 2) l'indennità dovutagli "per gli eccellenti risultati conseguiti dall'azienda" in costanza di rapporto di lavoro; 3) l'indennità di trasferimento di proprietà dell'azienda e l'indennità sostitutiva di preavviso, rispettivamente previste dagli artt. 13 e 16 CCNL di categoria (dirigenti); 4) i danni patiti a causa del demansionamento e/o del mobbing; 5) il danno biologico riconducibile all'attività lavorativa svolta; 6) i danni per invalidità da attività lavorativa specifica.


Il mobbing viene definito come “un complesso fenomeno consistente in una serie di atti o comportamenti vessatori, protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di un lavoratore da parte dei componenti del gruppo di lavoro in cui è inserito o dal suo capo, caratterizzati da un intento di persecuzione ed emarginazione finalizzato all'obiettivo primario di escludere la vittima dal gruppo (vedi per tutte: Corte cost. sentenza n. 359 del 2003 e Cass. 5 novembre 2012, n. 18727)”.


Nel caso in esame, quanto ai danni patiti a causa del demansionamento (da Direttore commerciale a Direttore responsabile della Regione Centro Sud) e/o del mobbing, si è accertato che l'uomo anche nella nuova qualifica ha continuato a svolgere gli stessi compiti con i medesimi poteri. Si tratta, quindi, non di demansionamento, ma di legittimo esercizio dello jus varianti da parte della società, senza alcuna mortificazione della professionalità acquisita, nemmeno provata. Neanche risultano provati gli elementi costitutivi del mobbing, visto che i fatti allegati non risultano significativi e soprattutto nulla si allega sull'elemento soggettivo da configurare come dolo specifico.


Ai fini della configurabilità del mobbing lavorativo devono quindi ricorrere molteplici elementi:
- una serie di comportamenti di carattere persecutorio che, con intento vessatorio, siano stati posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo (almeno un anno);

- l'evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente;

- il nesso eziologico tra le condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psicofisica e/o nella propria dignità;

- l'elemento soggettivo, cioè l'intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi (vedi: Cass. 21 maggio 2011 n. 12048; Cass. 26/3/2010 n. 7382).


Tali comportamenti, anche ove non siano determinati a norme di legge, sono suscettibili di tutela risarcitoria previa individuazione, caso per caso, dei danni da parte del giudice del merito.


Tuttavia, non si trovano nel caso specifico queste circostanze. Invece, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte d'appello, il ricorrente ha chiesto e ottenuto il pagamento dell'indennità per trasformazione dell'assetto societario prevista dall'art. 13 CCNL per i dirigenti di aziende industriali (applicabile nella specie). Non ha alcun rilevo la circostanza, evidenziata dalla società controricorrente, che a corredo della richiesta non sia stato espressamente richiamato il suddetto art. 13, avendo simile richiamo una valenza marginale al fine dell'interpretazione della chiara portata della domanda.


La norma contrattuale prevede la possibilità per il dirigente di ottenere l'indennità "in caso di trasferimento di proprietà dell'azienda, ivi compresi i casi di concentrazioni, fusioni, scorpori", sicché essa risulta applicabile anche nella presente ipotesi di fusione per incorporazione della società DALKIA nella SIRAM.
Quanto alla tempestività della richiesta si deve precisare che, in base al suddetto art. 13, il dirigente che rassegni le proprie dimissioni entro 180 giorni dalla data legale dell'avvenuto cambiamento dell'assetto societario, ha facoltà di fruire dell'indennità stessa (pari ad un terzo dell'indennità sostitutiva del preavviso spettante in caso di licenziamento).
Nella specie, le funzioni originarie e di direttore commerciale (con le quali era stato assunto) sono state tolte al ricorrente solo con la delibera del 10 maggio 2002, è quindi questo il momento dal quale si deve far decorrere il suddetto termine. Ne consegue che le dimissioni non possono che essere considerate tempestive e l'indennità va corrisposta.
L'affermazione della Corte aquilana secondo cui la domanda in oggetto sarebbe comunque infondata "posto che la trasformazione aziendale era ben più risalente nel tempo", rispetto alla data delle dimissioni (12 giugno 2002), appare sicuramente erronea e dovuta ad un esame superficiale delle risultanze istruttorie.
La fusione si è realizzata a partire dal 1 ottobre 2002, come affermato dalla SIRAM nella memoria di costituzione in giudizio. È, quindi, evidente che alla data delle dimissioni (12 giugno 2002) il suddetto termine non era ancora decorso.

3 commenti

29.03.2014

Ottaviano Roselli

Devi rivolgerti ad un associazione seria, che tuteli i lavoratori contro il mobbing, come Probitas http://youtu.be/jGIaUg0VmDQ

27.07.2013

g

Mafia mafia mafia - interessi personali - profitti - regali etc il sistema è STRAcorrotto e gli onesti passano prepotentemente dalla parte del torto. Questa situazione è molto presente e forte in Italia, ipocrisia e superficialità sono all'ordine del giorno. Da secoli siamo schiavi di UN SISTEMA ove pochi predominano sulla massa. Io sono vittima di MOBBING.

07.07.2013

andrea

Tutti i Governi non hanno il coraggio di liberarsi del giogo della confindustria : ostacolo n° 1 contro il mobbing legalizzato. Inoltre i Giudici , o le alte cariche in merito , quando vogliono contano i peli nascosti a chi vogliono loro ; tirano fuori la costituzione , quando si tratta di agire per il bene della comunità ..."spariscono". l'Italia una nazione a delinquere. Andrea .

Scrivi un commento

 
 
 
 Il codice visualizzato fa distinzione tra le lettere maiuscole e quelle minuscole.