Cassazione: per assegno divorzile si mettono a confronto potenzialità economiche di entrambi i coniugi

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 23797 del 21/10/2013, ha stabilito che l’accertamento del diritto all’assegno divorzile deve essere effettuato non limitandosi a prendere in esame le condizioni economiche del coniuge richiedente, essendo necessario mettere a confronto le rispettive potenzialità economiche, intese non solo come disponibilità attuali di beni ed introiti, ma anche come attitudini a procurarsene in grado ulteriore, raffrontandole con lo stile di vita mantenuto dai coniugi in costanza di matrimonio (cfr da ultimo cass. n. 16598 del 2013).

Nel caso in questione, con sentenza n. 592 del 6.06-7.08.2007 il Tribunale di Savona pronunciava il divorzio tra due coniugi e alla donna attribuiva l’assegno divorzile di € 500,00 mensili, annualmente rivalutabile.
Con sentenza del 7-20.02.2008 la Corte di appello di Genova riduceva l’assegno divorzile ad € 300,00 mensili.

La Corte territoriale premetteva anche che l’ex marito si era doluto che il primo giudice non avesse applicato i principi in tema di assegno divorzile, avendo fondato la decisione solo sul divario reddituale esistente tra le parti, sottolineando pure che la donna non aveva dedotto l’inadeguatezza dei suoi mezzi e l’impossibilità di procurarseli, né provato il tenore di vita della famiglia, ma si era limitata a rilevare l’attività “altamente remunerativa” dell’ex marito, a lamentare difficoltà economiche ed il suo stato di disoccupazione, documentato con l’iscrizione nelle liste di collocamento, salvo poi affermare di aver svolto attività di intermediazione per conto di un’agenzia immobiliare e di svolgere attività di assistenza agli anziani, senza peraltro precisare il corrispettivo percepito.

L’uomo aveva inoltre sostenuto che il Tribunale non aveva neppure tenuto conto del fatto che dopo la separazione personale consensuale (omologata nel 2001) la situazione economica della donna era migliorata, in quanto aveva potuto disporre in virtù degli accordi separatizi di una consistente somma di danaro da lui versatale (complessive £ 400.000.000). Il Tribunale avrebbe, inoltre, dovuto considerare le due compravendite immobiliari effettuate nell’arco di un triennio e la decisione dell’ex moglie di rimanere a vivere in Liguria anche quando il loro figlio, ormai maggiorenne, aveva deciso di andare a studiare a Milano, dove lei invece avrebbe potuto usufruire dell’abitazione da lui acquistata per il figlio ed approfittare di migliori occasioni lavorative. È errata anche la quantificazione dell’assegno in questione, giacché non si era considerato il deterioramento della situazione economica dell’uomo, un ingegnere, in ragione dell’onere annuale di £ 8.600,00, per spese condominiali, utenze, imposte, assicurazioni, cui dovevano aggiungersi le personali, e non si era tenuto conto delle componenti del suo reddito, costituito da una parte fissa ed una variabile, corrisposta solo al raggiungimento degli obiettivi annualmente prefissati.

Quindi, la Cassazione ha stabilito il diritto della donna a percepire l’assegno divorzile, ma andava tenuto presente nella determinazione del relativo importo ed è stato bocciato l’aumento da lei richiesto, apparendo, al contrario, congruo un assegno di € 300,00 mensili, annualmente rivalutabile.