Accumulava punti con la spesa dei clienti. Cassazione, licenziamento proporzionale alla condotta della cassiera

Licenziata dalla società per cui lavorava nel 2004 senza preavviso per aver accumulato punti nella sua Carta Fedeltà con le spese dei clienti. La ragazza ha chiesto l’accertamento della nullità o illegittimità del licenziamento, il reintegro nel posto di lavoro e il pagamento di tutte le retribuzioni maturate e maturande fino alla reintegra, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.
La Corte di Cassazione, con sentenza 31 ottobre 2013, n. 24588, rigetta il ricorso.

Il Tribunale di Catania con sentenza n. 3051 del 2006 ha rigettato il ricorso e la decisione è stata confermata dalla Corte di Appello di Catania con sentenza n. 1198 del 2010.


La stessa Corte ha poi precisato che la sanzione espulsiva inflitta era proporzionata alla condotta della dipendente, che per lungo tempo non aveva osservato le direttive aziendali, aggravate dal suo ruolo di cassiera, recidendo il vincolo fiduciario con la sua datrice di lavoro.
Per la ricorrente, il licenziamento è illegittimo, non avendo la stessa avuto conoscenza del divieto violato e della sanzione disciplinare correlata e non essendo stato affisso il codice disciplinare.


I giudici di merito hanno proceduto ad un attento esame degli addebiti contestati alla lavoratrice rilevando che la stessa aveva utilizzato in modo improprio la Carta fedeltà per acquisti di clienti sprovvisti con conseguente accumulo in proprio favore di punti che hanno portato al ritiro di 68 premi tra il 2002 e il 2003 e 4 premi nel mese di aprile 2004. Il comportamento della cassiera, oltre che rilevante sul piano disciplinare, per essere detta utilizzazione espressamente vietata dalle disposizioni aziendali, è stato considerato grave ai fini della lesione del vincolo fiduciario (cfr Cass. n. 14507 del 29 settembre 2003; Cass. sentenza n. 6609 del 28 aprile 2003).


La Corte di Cassazione ha riconosciuto una corretta lettura da parte della Corte Territoriale che ha ritenuto “che non fosse necessaria l’affissione disciplinare in termini di garanzia ex art. 7 – 1° comma – della legge n. 300 del 1970, trattandosi di situazione contraria all’etica comune o comunque concretizzante violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro (Cfr. Cass. n. 4778 del 2004)”.

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