Monica Zent, un avvocato della Silicon Valley, in California, ha lanciato un nuovo social network per gli avvocati che si chiama Foxwordy. Il nome prende origine da "Fox", volpe, che suggerisce l’intelligenza e "wordy" che suggerisce la loquacità.

Per partecipare, gli avvocati devono sottoporsi a una prova per dimostrare la loro buona fede. Poi, possono navigare in totale privacy senza rivelare la loro identità agli altri membri. Alcuni dubbi sono leciti, ma le risposte ci sono.

Perché gli avvocati vorrebbero avere conversazioni con altri avvocati di cui non conoscono l’identità? Un avvocato può desiderare informazioni su un potenziale datore di lavoro, cliente, o su uno studio legale competitor, ma potrebbe non voler rivelare pubblicamente la sua identità.

Come fidarsi di informatori anonimi? Gli avvocati che entrano nel social network sono filtrati e si può valutare la credibilità delle informazioni, lasciando il resto alle spalle.

Foxwordy permette di attivare partnership e collaborazioni private, costruire il proprio business e accrescere la propria reputazione e sembra aver preso piede in California: Monica Zent dichiara l’iscrizione di 2.800 membri. L’iscrizione di base è gratuita, con aggiornamenti a pagamento disponibili per i membri premium. Gli utenti premium possono anche monitorare passivamente le conversazioni di gruppo, raccogliendo informazioni semplicemente osservando.

Perché è utile? Sul sito web si legge: “Per collegare e responsabilizzare gli operatori del mondo legale perché possano collaborare con successo, lavorare in modo efficace e crescere professionalmente - tutto più velocemente che mai!”

Costruito dagli avvocati per gli avvocati, i vantaggi della piattaforma di Foxwordy includono una maggiore collaborazione tra i professionisti grazie al sistema di domande e risposte, contenuti curati da esperti legali, scambi di referenze e gestione della reputazione. 

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