Tar Lazio: Avvocati liberi di farsi pubblicità online

Tar Lazio e deontologia forense: l’avvocato è libero di farsi pubblicità online. Se per il CNF la pubblicità online minava il ruolo istituzionale dell’avvocato che deve essere scelto per le sue qualità e non per le promozioni e gli sconti offerti, il Tar Lazio dice no.


Già l’Agcm aveva censurato il parere n. 48/2012 del Cnf con cui era stato vietato l’utilizzo di piattaforme online per pubblicizzare i propri servizi professionali, introducendo di fatto una restrizione della concorrenza tra i professionisti.
Il CNF sembrava non notare il cambiamento attuato nella professione forense negli ultimi anni, così come il contesto socio-culturale ed economico in cui gli avvocati operano, tra crisi, competitors agguerriti e Processo Civile Telematico. Proprio quest’ultimo ha contribuito a trasformare il ruolo dell’avvocato, ormai più propenso e aperto alle nuove forme di comunicazione digitale.

Il web rappresenta uno strumento potentissimo di visibilità. Il Tar Lazio dunque ha dato ragione ad Agcm confermando che la posizione restrittiva verso la pubblicità online assunta dal CNF risulta in contrasto con i principi comunitari del libero mercato e della libera concorrenza.


I FATTI
Il Cnf aveva accusato Amica Card di fornire servizi deontologicamente scorretti e in contrasto con quanto sancito dall'articolo 19 del Codice Deontologico Forense. Secondo il CNF, Amica Card rappresenterebbe un intermediatore che procura un incontro tra il soggetto che cerca una prestazione professionale e il professionista che offre tale servizio. Opinioni non condivise dall'Autorità Garante della concorrenza e del mercato.
Amica Card mette solo a disposizione dell’avvocato, in cambio di un corrispettivo in denaro, uno spazio on line nel quale questi può presentare l’attività professionale svolta e proporre uno sconto all’utente che decida di utilizzare i suoi servigi. Come correttamente ha chiarito l’Autorità nel provvedimento impugnato (par. 135) il ruolo svolto da Amica Card non è molto diverso da quello di chi affitta uno spazio di un giornale, consentendo al professionista di pubblicizzare l’attività svolta.

CONCLUSIONI
Si legge sul testo della sentenza: “La piattaforma Amica Card, dunque, altro non è che un lecito strumento con il quale gli avvocati possono farsi pubblicità cercando di creare un primo contatto con il potenziale cliente, fermo restando che per l’eventuale conferimento del mandato (non essendo il primo approccio per nulla vincolante) si seguiranno le vie ordinarie: non si stipulerà quindi un contratto a distanza ma ci si procurerà un incontro con il professionista per verificare se sussistono le condizioni per conferirgli il mandato”.

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