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I parametri per l'attività forense – LA PROPOSTA DEL CNF

In data 12 maggio 2012 la Commissione Tariffe del C.N.F. ha pubblicato la propria proposta di parametri per l’attività forense.

 

Nella sua Relazione la Commissione ha osservato che con il D.L. n. 1/12 si è completato il percorso di erosione della disciplina tariffaria forense iniziato nel 2006 con il Decreto Bersani (L. n. 248/06) e proseguito con la L. n. 148/11 e con la L. n. 183/11 (c.d. Legge di stabilità), attraverso la completa e definitiva soppressione delle Tariffe e di ogni riferimento ad esse, stabilendosi che “il compenso per le prestazioni professionali è pattuito al momento del conferimento dell’incarico professionale” e che “in ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente anche in forma scritta se da questi richiesta, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi”, mentre nel rapporto giurisdizionale la determinazione dei compensi dovrà essere effettuata sulla base di parametri determinati dal Ministro competente e contenuti in un decreto da emanarsi”.

 

In questo mutato scenario, la necessità di tutelare il decoro della professione nonché l’interesse della categoria e del cittadino consumatore finale del servizio, ha imposto al C.N.F. la scelta di predisporre un progetto da presentare, al Ministro, come proposta, non vincolante, dell’avvocatura per la creazione delle tabelle parametriche per l’attività legale.

 

Si è posto, dunque, il problema per la Commissione Tariffe del C.N.F. “di rielaborare un nuovo progetto che, nel rispetto delle linee guida che avevano ispirato l’attività precedentemente svolta, potesse rispettare il radicale cambio di mentalità rappresentato dal fatto che i parametri non avrebbero più dovuto costituire la fonte a cui il professionista avrebbe dovuto necessariamente attingere per la determinazione del compenso, come accadeva in passato con le tariffe, ma, a norma dell’art. 9 del D.L. citato, il sistema parametrico sarebbe stato diretto alla determinazione dei compensi da liquidarsi da parte degli organi giurisdizionali”.

 

In questa nuova ottica “I parametri divengono, dunque, un modello medio non vincolante, né nel minimo né nel massimo, rispetto al quale orientare le valutazioni. Alla luce della nuova formulazione dell’art. 9 contenuta nella Legge di conversione n. 27/2012, infatti, il testo non prevede più la nullità della clausola con la quale si fa riferimento ai parametri per la determinazione del compenso nei contratti tra avvocato e cliente. Ne discende, dunque, la piena e totale utilizzabilità dello strumento parametrico non solo come punto di partenza per la successiva determinazione specifica del compenso con il cliente, ma come valore di riferimento nei limiti dell’obbligo di specificazione contrattuale delle singole voci di costo - comprensive di spese, oneri e contributi - dovute per le prestazioni”.

 

Il lavoro svolto dalla Commissione “ha riguardato l’intero comparto legale non limitandosi solo alla materia civile, ma investendo anche le materie penale, amministrativa, tributaria e soprattutto l’ambito stragiudiziale e della mediazione, che ben possono divenire oggetto di pronuncia/liquidazione giurisdizionale”.

 

L’impianto proposto “prevede nella materia civile (comprensiva dei giudizi esecutivi e delle procedure concorsuali), oltre all’eliminazione della voce diritti, una divisione per tipologia di giudizio/procedimento, che consente di individuare 28 distinte Tabelle parametriche. All’interno di ogni singola Tabella si è ritenuto di mantenere una suddivisione per fasce di valore della controversia, che però, nell’ottica di razionalizzazione e di semplificazione del sistema, vengono ridotte dalle precedenti 14 alle attuali 7 coincidenti con gli scaglioni previsti per la determinazione del contributo unificato. Sono state, inoltre, individuate ed evidenziate le fasi caratterizzanti l’intero giudizio/procedimento (fasi per lo più comuni a tutti i giudizi), all’interno delle quali si trovano idealmente raggruppate le attività tipiche svolte dal professionista in quella fase processuale. A ognuna di queste fasi viene attribuito un valore economico (parametro) determinato in relazione al valore della controversia in modo tale da garantire il decoro della professione, consentendo al professionista, oltre che il rimborso di tutte le spese generali, anche un guadagno adeguato alla funzione e condizione sociale.

Ne è derivato uno schema caratterizzato dalla massima facilità applicativa, ma anche da un’estrema flessibilità, che consente allo stesso di essere agevolmente adeguato al singolo caso specifico”.

 

Per quanto concerne la materia civile, “al momento della liquidazione… il Giudice non dovrà fare altro che individuare, avendo riguardo alla fascia di valore della controversia, la fase del giudizio effettivamente svolta e facendo riferimento al parametro indicato adeguarlo alle caratteristiche specifiche della singola prestazione. Nella determinazione del compenso lo stesso potrà fare anche il professionista e il cliente potrà utilizzarli per le proprie valutazioni.

Medesimo sistema si è utilizzato anche nella materia Amministrativa, Tributaria, nonché per l’attività stragiudiziale e per l’assistenza nelle procedure di mediazione. Le peculiarità proprie del processo penale hanno imposto alcune modifiche allo schema sopra esposto, di cui però si è mantenuta ferma l’impostazione di base.

 

Il progetto si completa, poi, di una parte normativa specifica per ogni materia (Civile- Tributaria-Amministrativa, Penale e Stragiudiziale) nella quale sono contenuti i principi e le linee guida per la corretta utilizzazione delle tabelle e per la determinazione dei compensi in relazione al caso concreto, così da consentire di ricomprendere tutte le ipotesi e tutte le fattispecie ipotizzabili, senza tralasciare nessun elemento che possa di fatto nell’ambito della pronuncia giurisdizionale non essere preso in considerazione dal magistrato”.

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