Rilancio economico del Paese e tema della giustizia sono correlati. Le priorità sul fronte giustizia per il ministro Anna Maria Cancellieri sono processi più brevi e la certezza della pena. Il ministro è favorevole all'amnistia e al reinserimento lavorativo degli ex detenuti.
Per Giulio Terzi, ex ministro degli Esteri la riforma della Giustizia è la chiave per la competitività del Paese. Lo scrive sulla sua pagina Facebook in una lunga riflessione: “La sentenza della Cassazione sul caso Mediaset ha rilanciato la discussione sulla necessità di una profonda riforma del nostro sistema giudiziario. Un'esigenza ampiamente riconosciuta da tempo da tutte le forze politiche, tant'è vero che la primavera scorsa è stato questo uno dei punti prioritari sui quali era maturato il consenso nella "Commissione dei Saggi" sulle riforme. Non credo siano molti coloro che ritengano ancora adeguato a un grande Paese industriale il nostro sistema giudiziario. (…) Ebbene, nei 40 anni della mia carriera da Diplomatico ho avuto migliaia di contatti con imprenditori stranieri e italiani: lo sforzo riposto nel promuovere investimenti e iniziative industriali nel nostro Paese mi ha convinto che i problemi che affliggono la nostra Giustizia siano al primissimo posto tra i fattori frenanti della competitività internazionale del Paese e soprattutto della sua capacità di attrarre investimenti produttivi dall'estero. Ciò non riguarda minimamente le polemiche con questa o quell'altra fazione politica: è un dato oggettivo che ci obbliga a guardare oltre... si tratta di due aspetti - quello della competitività estera delle nostre aziende e quello dell'attrazione degli investimenti esteri in Italia - intimamente collegati, perché un'azienda si indebolisce anche all'estero quando nel suo "mercato domestico" non riesce a riscuotere i crediti in tempi ragionevoli, quando le cause civili che deve intraprendere durano sino a dieci anni, quando la corruzione è diffusa, quando si realizzano veri e propri abusi a causa di una burocrazia che non esiterei un attimo a definire "borbonica", etc: il "business climate" ne risente pesantemente. (…) Calcoli della Banca d'Italia stimano che il "costo" delle inefficienze della macchina della giustizia sia attorno a un punto percentuale del PIL: più di 160 miliardi di Euro! Ernest and Young, in un sondaggio dello scorso anno tra imprenditori dedicato alla "European Attractiveness" ha individuato 35% favorevoli a investire in Germania, 10% in Polonia, 7% in UK e 2% in Italia...e secondo i più seri osservatori e ricercatori i motivi principali di questa disastrosa situazione riguardano proprio la Giustizia: non sorprende infatti che un'analisi del World Justice Project su 100 Paesi situi infatti l'Italia nella posizione di coda tra i Paesi industrializzati, e che la Banca Mondiale nel "Doing Business Report" ci situi addirittura dopo il centesimo posto su 183 Paesi...”