Con una sanzione pecuniaria di 912.536,40 euro, l’Antitrust ha multato il Consiglio nazionale forense per aver ristretto la concorrenza, limitando l’autonomia degli avvocati in materia di compensi professionali.

La decisione dell’Autorità chiude così un’istruttoria sulle condotte del Cnf per violazione dell’art. 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Il Consiglio forense è stato sanzionato dall’Agcom per aver pubblicato una circolare con cui reintroduceva di fatto l’obbligatorietà delle tariffe minime, non più vincolanti dopo la cosiddetta “riforma Bersani” del 2006 ed effettivamente abrogate nel 2012. E inoltre, per aver adottato un parere contro i siti Internet che propongono ai consumatori associati sconti sulle prestazioni professionali, in base alla tesi che ciò confliggerebbe con il divieto di accaparramento della clientela sancito dal Codice deontologico della categoria.

Secondo l’Antitrust, le conseguenze del provvedimento del Cnf erano nefaste: limitare la possibilità di promuovere la propria attività professionale anche mediante il ricorso a canali informativi innovativi, come nel caso dei siti internet, e limitare la concorrenza tra i professionisti con riguardo agli aspetti economici della prestazione dei servizi professionali da parte degli avvocati in Italia.

Con la circolare n. 22-C/2006 il CNF ha di fatto reintrodotto la vincolatività dei minimi tariffari, abrogata dalla riforma Bersani, e con il parere n. 48/2012 il CNF ha inteso limitare l’impiego di un canale di diffusione delle informazioni con cui i professionisti veicolano ai potenziali clienti anche la convenienza delle prestazioni professionali da essi offerte.

Il parere n. 48/2012 introduce una restrizione della concorrenza tra i professionisti sottoposti alla vigilanza del CNF, impedendo loro di utilizzare determinate piattaforme digitali per pubblicizzare i propri servizi professionali, anche con riguardo alla componente economica degli stessi.

Si legge, infatti, nel parere che il ricorso ad alcuni siti travalicherebbe la mera attività pubblicitaria, in quanto il messaggio diffuso “non si esaurisce nel fine promozionale, ma protende concretamente all’acquisizione del cliente”. Inoltre, il CNF censura l’uso di tali mezzi  poiché permetterebbero “di raggiungere in via aspecificamente generalizzata il consumatore (cliente solo potenziale) tramite i suoi strumenti di accesso alla rete internet”. Di conseguenza, l’avvocato, impiegando tale strumento per pubblicizzare i propri servizi professionali, commetterebbe una violazione delle norme deontologiche, sanzionabile dai competenti organi disciplinari.

Inoltre, il parere stigmatizza la promozione, mediante alcuni canali informativi, di servizi professionali a condizioni economicamente vantaggiose, rilevando come sia elemento distintivo delle vetrine on-line “la vantaggiosità dello sconto prospettato dal professionista offerente”, nonché il fatto che “il sito costituisce […] un canale di informazione concentrato sul prevalente aspetto della mera convenienza economica del servizio offerto”, che “comporta in re ipsa lo svilimento della prestazione professionale da contratto d’opera intellettuale a questione di puro prezzo”.

Con la sanzione dell’Agcom, il Consiglio Nazionale Forense assumerà in breve tempo misure atte a porre termine all’infrazione dandone adeguata comunicazione agli iscritti e si asterrà in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi a quello oggetto dell’infrazione accertata.