Il movimento di Mobilitazione Generale degli Avvocati ha avviato una protesta sui social contro la regola dei "minimi obbligatori" da versare alla Cassa Forense: circa 4mila euro annui, indipendenti dal proprio reddito, così c’è chi si ritrova a pagare più di quanto ha guadagnato.

Per i morosi, è prevista la cancellazione dall’Albo.

Lo slogan scelto è “io non mi cancello” che diventa anche l’hashtag che accompagna i selfie di protesta degli avvocati sui social networks.

Il gruppo Facebook “MGA Mobilitazione Generale degli Avvocati” conta 14mila membri, segno di un disagio diffuso in Italia, non solo tra i giovani avvocati.

La protesta non intende proporre di non versare i contributi, ma di trovare un modo che consenta “di riportare la questione previdenziale al centro dell'attenzione politica e mediatica”. Si legge sul blog e sul gruppo Facebook la richiesta di “equità, si chiede un sistema previdenziale che sia attento alle esigenze dei giovani avvocati ed in generale degli avvocati portatori di redditi bassi e medio bassi”, ovvero il pagamento di contributi alla Cassa Forense proporzionati a quanto percepito.

Le difficoltà di ognuno, si legge sul blog, devono “trasformarsi in energia” per “resistere alla pressione contributiva e previdenziale e di far fronte ai pagamenti” mettendoci la faccia.

La protesta diventa virale, “Non vogliamo i vostri mi piace, ma metteteci la vostra faccia”, scrivono gli avvocati della protesta e aggiungono: “Questo è l’inizio, questo è solo l’inizio”.

2 commenti

19.12.2014

Valentina Porro

E' indispensabile che il sistema previdenziale gestito dalla Cassa Forense si ispiri al seguente, elementare principio: se sono richiesti minimi obbligatori che prescindono dal reddito, allora a fronte di questi dovrà essere riconosciuto un minimo pensionistico che prescinda dalla contribuzione. Infatti, delle due l'una: o i contributi richiesti sono proporzionali al reddito, e crescono in modo progressivo rispetto al crescere di questo, e allora anche la pensione sarà proporzionale a quanto versato; oppure, se i contributi richiesti per la sola iscrizione sono obbligatori e svincolati dal reddito, ad essi deve corrispondere un minimo pensionistico garantito. In altre parole, i minimi obbligatori sarebbero legittimi solo se il loro scopo fosse quello di garantire una pensione dignitosa a chi li versa. Ma se non è così, ed oggi non lo è, è evidente che i minimi obbligatori sono solo uno strumento per escludere gli avvocati con reddito basso dalla professione, a causa dell'obbligo di iscrizione alla cassa a pena di cancellazione d'ufficio dall'albo. Ma allora dov'è lo scopo previdenziale della cassa? Appare evidente che Il vero scopo è, al contrario, quello di estorcere ai più giovani versamenti a fondo perduto per arricchire e garantire il tenore di vita agli avvocati anziani. Questo è immorale, oltre che illegittimo. Il problema è che c'è molta inconsapevolezza tra i giovani avvocati, tanto che molti si illudono che il riconoscimento della continuità professionale possa costituire una garanzia per la pensione. Sbagliato! Il minimo non è garantito.

19.12.2014

Emilio Masucci

Si vuole restringere con il cappio il numero degli Avvocati, è solo l'ultima di una serie di azioni preordinate a tale scopo ...... ma la colpa è nostra, la categoria forense MAI HA FATTO ATTIVITÀ DI AUTOTUTELA SERIA, FORTE ED EFFICACE così da evitare tutti gli attacchi legislativi e pratici alla nostra categoria . Forse oggi si è davvero al punto di non ritorno, e per la prima volta dovremo difenderci PER DAVVERO !!