La riforma forense è legge, votata anche dal Senato, finalmente dopo 80 anni. Per quanto riguarda gli articoli più importanti, il praticantato gratuito nei primi sei mesi con la possibilità, da parte del datore di lavoro, di elargire un compenso a partire dalla settima mensilità. Il limite ufficiale di praticantato viene stabilito a 18 mesi continuativi invece che 24 come era prima della riforma. “Il tirocinio può essere svolto contestualmente ad attività di lavoro subordinato pubblico e privato, purché con modalità e orari idonei a consentirne l’effettivo e puntuale svolgimento e in assenza di specifiche ragioni di conflitto di interesse”.


Nell'Art. 5 su “Delega al Governo per la disciplina dell’esercizio della professione forense in forma societaria” si specifica che l’esercizio della professione forense in forma societaria sia consentito esclusivamente a società di persone, società di capitali o società cooperative, i cui soci siano avvocati iscritti all’albo.

L'Art. 10 su “Informazioni sull’esercizio della professione”, concerne la pubblicità.
“È consentita all’avvocato la pubblicità informativa sulla propria attività professionale, sull’organizzazione e struttura dello studio e sulle eventuali specializzazioni e titoli scientifici e professionali posseduti. La pubblicità e tutte le informazioni diffuse pubblicamente con qualunque mezzo, anche informatico, debbono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere comparative con altri professionisti, equivoche, ingannevoli, denigratorie o suggestive. In ogni caso le informazioni offerte devono fare riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale”.


Per quanto riguarda l'Art. 11. sulla “Formazione continua” l’avvocato ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale come stabilito dal Cnf.

L'Art. 13 sul “Conferimento dell’incarico e compenso”, spiega che “L’avvocato può esercitare l’incarico professionale anche a proprio favore. L’incarico può essere svolto a titolo gratuito”. Inoltre, “il compenso spettante al professionista è pattuito di regola per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale. La pattuizione dei compensi è libera: è ammessa la pattuizione a tempo, in misura forfetaria, per convenzione avente ad oggetto uno o più affari, in base all’assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione, per singole fasi o prestazioni o per l’intera attività, a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene, non soltanto a livello strettamente patrimoniale, il destinatario della prestazione.

L'art. 18 tratta l'incompatibilità della professione di avvocato con qualsiasi altra attività di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente, escluse quelle di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale, e con l’esercizio dell’attività di notaio. È consentita l’iscrizione nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nell’elenco dei pubblicisti e nel registro dei revisori contabili o nell’albo dei consulenti del lavoro;

La professione è incompatibile con l’esercizio di qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome proprio; con la qualità di socio illimitatamente responsabile o di amministratore di società di persone, aventi
quale finalità l’esercizio di attività di impresa commerciale.

E' incompatibile, inoltre, con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato.

L'Art. 39 riguarda il Congresso nazionale forense, convocato dal Cnf almeno ogni tre anni. “Il congresso nazionale forense è la massima assise dell’avvocatura italiana nel rispetto dell’identità e dell’autonomia di ciascuna delle sue componenti associative. Tratta e formula proposte sui temi della giustizia e della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, nonché le questioni che riguardano la professione forense; il congresso nazionale forense delibera autonomamente le proprie norme regolamentari e statutarie, ed elegge l’organismo chiamato a dare attuazione ai suoi deliberati”.